Franco La Cecla architettura e spazi informali

Do / So / Sun: 20.07.2008
H 11.00 – opening Summer Drafts
INCONTRO / DISKUSSION / ENCOUNTER
with Franco La Cecla

informal spaces / la cecla [Engl Pdf]

intro

Summer Drafts, serie di incontri, laboratori ed eventi che si terranno a Lungomare e nella città di Bolzano durante quattro settimane, si apre domenica 20 luglio con un incontro con l’antropologo e urbanista Franco La Cecla. Durante questo incontro La Cecla parlerà del suo ultimo libro Contro l’architettura, nel quale critica il sistema delle archi-star (architetti-star), molto più preoccupati di creare e curare la propria firma attraverso l’imposizione di edifici spettacolari, che di considerare il contesto urbano e le necessità degli abitanti. Carlo Calderan, urbanista e direttore della rivista Turris Babel, farà da interlocutore a questa presentazione, e da mediatore alla discussione a seguire. Collegandosi con le riflessioni di La Cecla, gli artisti coinvolti in Summer Drafts introdurranno, attraverso i loro lavori, la tematica degli “spazi informali”, che fa da filo conduttore a Summer Drafts. Dall’analisi e critica del sistema architettura, nel quale il divario tra chi progetta e chi abita sembra allargarsi sempre più, si passerà quindi a prospettare tipologie di spazi che si costituiscono attraverso l’aggregarsi delle stesse persone che le “abitano”: il “picnic discorsivo” che il collettivo UNWETTER preparerà nel pomeriggio funzionerà come una prima sperimentazione pratica di “spazio informale”, come uno spazio di aggregazione sociale che si propone di attraversare le diverse identità linguistico-culturali. Uno dei quesiti centrali che verrà affrontato durante l’incontro con Franco La Cecla si riallaccia proprio al carattere “interculturale” di Summer Drafts: quali potrebbero essere le forme di aggregazione sociale, le modalità di costituzione di spazi informali, sviluppatesi nei contesti culturali d’origine dei migranti, che si potrebbe pensare di delineare, riproporre e sperimentare collettivamente in un territorio diverso da quello d’origine, in questo caso quello della città di Bolzano?

Spazi informali

Filo conduttore di Summer Drafts è quello degli “spazi informali” di aggregazione, cioè di spazi che si costituiscono attraverso l’incontro delle persone. Quello degli spazi informali, prima che essere tematica di Summer Drafts, e quindi anche dell’incontro di domenica 20 per l’apertura del progetto, costituisce il campo di sperimentazione di Summer Drafts: ciò che gli artisti propongono e che, con la mediazione delle associazioni coinvolte, viene elaborato e sperimentato insieme ai partecipanti, sono diverse tipologie di spazi informali.

L’esempio forse più vicino all’esperienza quotidiana di una tipologia di spazio informale proposta nell’ambito di Summer Drafts è quello del “picnic discorsivo” organizzato dal collettivo UNWETTER, che non è un picnic classico, familiare, dove si replica e riproduce in un differente scenario la struttura aggregativa di un gruppo preesistente e regolato (famiglia o gruppo di amici), ma che intende invece proporsi come struttura aperta e partecipativa.

Ciò che è importante nell’esempio del picnic discorsivo, e in generale di qualsiasi picnic, ma anche delle altre tipologie aggregative di cui si compone Summer Drafts, è che lo spazio viene costituito dai partecipanti stessi, dagli artisti insieme ai partecipanti, attraverso quello che i partecipanti apportano (cibo, umori, coperte, bevande, parole, bicchieri di plastica, sguardi, piatti di carta, desideri, silenzi, affezioni, racconti…) e da come questi vari elementi, o ingredienti, vengono combinati tra loro.

Gli artisti di Summer Drafts, UNWETTER come anche gli altri, fanno una sorta di proposta iniziale, raccolgono e mettono a disposizione una serie di elementi che funzionano insieme come una struttura flessibile, o, piuttosto, come una struttura pronta ad essere cambiata, modificata, manipolata a contatto con il contesto e con le persone che la utilizzano. Sono questi i “drafts” del titolo del progetto: gli abbozzi, ma anche le correnti d’aria, che gli artisti mettono a disposizione. E questi abbozzi restano tali, lo scopo non è di farli diventare opera: non ci sono artisti da un lato che propongono strutture vuote che un pubblico, dall’altra, è chiamato ad abitare, ma piuttosto artisti che lanciano una proposta di modello, che viene subito modificata, attraverso un tempo più o meno lungo, dalle altre persone coinvolte.

L’abbozzo non viene riempito, restando aperto a modifiche ulteriori e successive. Questi drafts si propongono sin dall’inizio come una sorta di modelli, replicabili, anche se sempre diversi, sempre sensibili a modificazioni a seconda del contesto, a seconda delle persone che ne fanno uso. Si tratta quindi di modelli/abbozzi. Se parliamo di correnti d’aria dobbiamo immaginare una corrente in parte controllata e controllabile, attraverso aperture diverse e variabili, una corrente d’aria organizzata e organizzabile, in parte riproducibile e riutilizzabile nel suo meccanismo di funzionamento.

Si tratta inoltre di una corrente d’aria di cui anche la temporalità è controllabile e manipolata, e che in questo si distingue da un soffio di vento: lo stesso picnic di UNWETTER, ad esempio, implica una preparazione, attraverso un dialogo con le associazioni e le diverse parti coinvolte. Gli abbozzi di Summer Drafts non sono quindi incontri estemporanei, operano su una temporalità della ripetizione, quella del modello che si ripropone, ma diverso, sbozzato, quella dell’abbozzo già riproposto e sempre riproponibile, che è insieme un abbozzo che richiede tempo, che implica un lavoro collettivo, e che si differenzia nettamente dall’abbozzo “improvvisato” di una temporalità limitata cronologicamente. E’ la differenza tra la corrente d’aria e il soffio di vento improvviso, inteso magari come vento di ispirazione artistica: la corrente d’aria implica sì il vento, ma è organizzata, almeno in parte, anche nella sua durata.

Il modello del picnic è poi utile per intendere come lo spazio di uno “spazio informale” non sia necessariamente uno spazio fisico (pareti, muri, mattoni, pavimenti), ma sia composto invece sia da elementi “fisici”, come il prato e la sua configurazione, ma anche la disposizione del cibo, delle coperte, dei piatti di carta, e delle persone, sia da elementi “non fisici”, come, di nuovo, le persone con le loro parole, umori, sguardi, desideri, silenzi, racconti…, ma anche come una corrente d’aria (cade così, soffiata via, questa distinzione tra elementi fisici e non di uno spazio e di uno spazio informale).

La tematica degli “spazi informali” è emersa durante la preparazione di Summer Drafts attraverso conversazioni tenute con persone che vivono a Bolzano. Si è parlato dei bar come luoghi di aggregazione, e dei bar di Bolzano, i cui frequentatori sono talora divisi per gruppi linguistici (bar per italiani, per tedeschi, e più recentemente per “stranieri”). Si è parlato della difficoltà di relazionarsi con gli altri in un contesto come quello del bar, e di bar affollati per persone sole. Si è parlato di tempo libero e di badanti, “costrette” a uscire nel giorno libero, e che spesso, non sapendo che fare e dove andare, visto che il giorno libero è solitamente la domenica, si trovano a girare a vuoto in città semideserte pur di non tornare a “casa”, quella “casa” che significa lavoro. Si è parlato dei numerosi Centri Giovani a Bolzano, che funzionano come luoghi per un aggregazione regolamentata, e all’opposto, abbiamo parlato di spazi come quello di Via Cappuccini dove i giovani occupano strada e marciapiede provocando le rimostranze del vicinato. Si è a parlato del mercato del sabato a Bolzano. Si è parlato dei pachistani che giocano a cricket nel parco del Talvera, ai quali viene prontamente offerto uno spazio apposito e separato per continuare l’attività lontano dagli sguardi dei cittadini. Si è parlato degli skaters ai quali viene offerto, in modo simile, un luogo designato per un’attività designata.

INCONTRO / DISKUSSION / ENCOUNTER with Franco La Cecla

L’incontro che apre Summer Drafts la mattina di domenica 20 luglio vede l’intervento di Franco La Cecla che introdurrà il suo recente libro Contro l’architettura, che analizza e critica il sistema delle “archistar” (architetti/star) e dell’architettura contemporanea, dove imperano la firma artistica dell’architetto e la sua conseguente deresponsabilizzazione politico-culturale, a tutto scapito delle persone per le quali quella sorta di cartelloni pubblicitari tridimensionali che sono spesso gli edifici contemporanei, vengono costruiti. Il sistema architettura si protegge dietro una pretesa autonomia creativa dell’arte, e insieme si rivela totalmente asservito a dinamiche di mercato e potere.

Questa proposta per una conversazione in apertura a Summer Drafts, invita a pensare l’architettura nei termini di organizzazione dello spazio e quindi delle persone, sullo stesso piano degli abbozzi/modelli di Summer Drafts, che sono anch’essi strutture organizzative di “spazio”, e quindi di persone. In entrambi i casi, sia in architettura che nei drafts del progetto, la creatività ha un ruolo centrale, Summer Drafts si propone di sviluppare forme di socialità create a partire da un contesto artistico contemporaneo. Ciò che differenzia in primo luogo la pratica architettonica degli esempi di La Cecla dalla pratica di costruzione di abbozzi/modelli di socialità di Summer Drafts, è che nel primo caso la creatività è isolata, nel secondo si confronta da subito con il contesto e con le persone che lo occupano e che vengono quindi coinvolte nel processo creativo.

Nel suo libro La Cecla fa riferimento al sistema dell’arte contemporanea, che, nondimeno di quello dell’architettura, è spesso guidato dai meccanismi spettacolari della moda e del trend. Ma se, dice La Cecla, l’arte contemporanea se ne sta nei musei, l’architettura sta in faccia alla gente, e si impone sia a chi la deve abitare, sia a chi abita la città. Si potrebbe aggiungere che sempre più l’arte contemporanea diventa essa stessa arte da abitare, anche se per la durata di una passeggiata al museo. L’estetica relazionale, teorizzata da Nicolas Bourriaud si propone, almeno a livello teorico, di creare momenti e spazi di socialità, in una società dove gli spazi pubblici scompaiono progressivamente. Sia nel caso dell’arte relazionale, almeno negli esempi di Bourriaud, sia in quello di molta architettura contemporanea, abbiamo un prodotto artistico che viene preconfezionato in studio, pensato spesso per poter atterrare nei più diversi contesti urbanistici o museali, a prescindere dai contesti stessi. Non si tratterebbe tanto, o perlomeno non solo, qui, di lavorare nei termini di una site specificity interessata a uno studio storico-geografico del territorio, o a alla ricerca sociologica; non si tratterebbe di effettuare ricerche preliminari attraverso strumenti offerti da discipline accademiche. Si tratterebbe piuttosto, cosa molto più complessa e difficile di qualsiasi analisi accademica o creazione solitaria, di parlare con le persone, di passare del tempo con le persone, di ascoltare e fare cose insieme con le persone.

Per tornare quindi alle conversazioni attorno agli spazi di aggregazione, le domande che vorremmo provocassero la discussione di apertura di Summer Drafts potrebbero essere queste: qual è lo scarto tra una partita di cricket nel parco del Talvera, e una partita di cricket in un campo da cricket? Quali sono le differenze tra lo skating nella città e lo skating in uno spazio per skaters? Quali potrebbero essere le forme di socialità che si potrebbero sviluppare tra i due estremi del Centro Giovani, inteso un po’ astrattamente come esempio di spazio di aggregazione regolamentato, e all’opposto, del marciapiede occupato dai ragazzi, inteso un po’ astrattamente come spazio di aggregazione non regolamentato?
A questo proposito è importante ribadire qui che non si tratta di opporre forme di aggregazione spontanea a forme di aggregazione regolamentata, e che l’aggregazione non è mai spontanea, nel senso che non avviene mai in uno spazio vuoto e privo di regole, e che, al contrario, anche quello che chiamiamo spazio regolamentato non è altro che uno spazio organizzato in un certo modo, come del resto tutti gli spazi di aggregazione si organizzano e vengono organizzati, La differenza è che quello che chiamiamo qui “spazio regolamentato” è uno spazio organizzato da qualcuno per qualcun’altro.

E infine, al cuore della discussione vorremmo porre una serie di domande fondamentali per l’intero progetto: quale potrebbe essere, nei termini della (ri)creazione di forme di socialità, l’apporto di persone che vengono a Bolzano da contesti diversi, dove esistono forme di socialità diverse da quelle che troviamo a Bolzano? Come riproporre e riutilizzare modelli di socialità che si sviluppano in contesti culturali e territoriali diversi da quelli di Bolzano? Come recuperare, riutilizzare e trasformare modelli di socialità da un contesto territoriale all’altro? E come leggere, come parlare di queste forme altre di socialità, come iniziare a pensare collettivamente alla possibilità di modificare il contesto esistente per ospitare forme diverse di socialità, modificando allo stesso tempo queste forme al contesto?

Franco La Cecla

Franco La Cecla, antropologo e urbanista, affronta nei suoi lavori il tema dell’organizzazione dello spazio contemporaneo, rivolgendosi in particolare alle soglie e ai confini tra le culture.

La Cecla insegna antropologia culturale all’Universita’ Vita-Salute San Raffaele di Milano e al Politecnico di Barcellona, e ha insegnato inoltre in università quali Berkeley, l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, lo IUAV di Venezia e in varie altre università italiane.

Fra i libri pubblicati da La Cecla si ricordano Surrogati di presenza. Media e vita quotidiana (Mondadori 2006), Il malinteso. Antropologia dell’incontro (Laterza 2005), Perdersi. L’uomo senza ambiente (Laterza 2005), Jat-lag. Antropologia e altri disturbi da viaggio (Bollati Boringhieri 2002), e infine Contro l’architettura, edito da Bollati Boringhieri, 2008.

Franco La Cecla, Contro l’architettura / Against Architecture

Contro l’architettura è un libro che rende conto, in modo originale e polemico, del dibattito attuale sull’architettura e della povertà di idee perfino dei suoi pensatori di punta. Un invito ad andare oltre l’architettura per prendere finalmente sul serio la questione urbana e ambientale.

Mai come adesso l’architettura è di moda. Nelle riviste, nei quotidiani, in televisione le opere delle superstar dell’architettura sono oggetto della curiosità di lettori che prima erano completamente digiuni in materia. Eppure mai come adesso l’architettura è lontana dall’interesse pubblico, incide poco e male sul miglioramento della vita della gente. A volte ne peggiora le condizioni dell’abitare. Questo accade perché l’architettura è diventata un gioco autoreferenziale, tutta incentrata sulla «firma», sulla genialità del singolo architetto, genialità che è quotata nella borsa della moda al pari di un qualunque brand. L’architettura ha molta più influenza nel bene e nel male sulle condizioni dell’abitare in una città. Gli architetti però si rifugiano in una artisticità che li esclude da qualunque responsabilità. Purtroppo ad essi spesso viene affidata la trasformazione di interi pezzi di città, trasformazioni che spesso compiono con incompetenza, superficialità e convinti che si tratti di un gioco formale. Le città funzionano diversamente; sono il territorio profondo su cui agisce l’inconscio collettivo, sono il luogo delle appartenenze e dei conflitti. Questo libro invita ad abbandonare le archistar al loro egoismo e ad accettare che l’architettura ha esaurito la sua funzione. Oggi c’e bisogno di altro, sopratutto nella situazione di emergenza in cui le città e l’ambiente rischiano di diventare sempre più inabitabili.