caffè plural 13.08.08

This post is also available in: Inglese

Caffè Plural, 13.08.08

Cosa abbiamo fatto in queste quattro settimane?

Cosa potremmo fare e come si potrebbe farlo?

* Summer Drafts è partito da una riflessione sui termini “convivenza” e “migrazione”, il primo ha una lunga tradizione in Alto in Adige, il secondo è un termine più recente, i migranti che decidono di vivere a Bolzano non sono né di madrelingua tedesca, né di madrelingua italiana, eppure vengono incanalati in uno dei due gruppi nei quali si divide il sistema istituzionale, culturale, scolastico dell’Alto Adige, che, proprio attraverso la presenza dei migranti, mette a nudo le proprie incongruenze e inizia a scricchiolare rumorosamente (esempio della proposta di istituire un esame di lingua tedesca per bambini italiani e stranieri che intendono frequentare gli asili tedeschi).

* Per Summer Drafts si è pensato di far lavorare artisti che vengono da fuori Bolzano assieme ad associazioni interculturali, o che comunque hanno a che fare con migranti, che operano sul territorio altoatesino. Gli artisti chiamati non sono interessati a rappresentare qualcosa, non producono oggetti, quadri, sculture, e nemmeno sono dei performer, degli attori con un pubblico: lavorano con le persone, ma queste persone diventano partecipanti, non restano pubblico. Non si tratta quindi di creare prodotti artistici destinati a un pubblico, né di inscenare spettacoli che presupporrebbero anch’essi pubblico simile. Gli artisti coinvolti in Summer Drafts lavorano non tanto con le persone, come se le persone fossero uno strumento artistico nelle loro mani, ma piuttosto assieme alle persone, e assieme alle persone hanno sperimentano in queste quattro settimane i “drafts” del titolo del progetto, ovvero una serie di abbozzi, di forme non completamente definite, di modelli ed esempi che rimangono incompleti.

* Queste forme sperimentate sono trasversali, nel senso che tagliano attraverso differenti categorie sociali, differenti identità culturali, differenti ruoli. Ad esempio, tagliano attraverso le categorie di differenza culturale legate alla nazionalità, legate cioè al fatto di essere nati in un determinato paese o territorio. Tagliare attraverso non significa far finta che queste differenze di categorie non esistano e non siano operanti, ma significa piuttosto non prenderle a soggetto, girare le spalle di tre quarti, per passare a una dimensione personale piuttosto che di nazionalità, o meglio ancora, a una dimensione che va un po’ aldilà anche delle persone come singole identità conchiuse.

* Con Summer Drafts non si è voluto, come spesso avviene nel caso di progetti interculturali, celebrare una o più culture straniere, lo scopo non è stato quello di far conoscere una cultura all’altra attraverso i simboli delle culture nazionali (musica, cibo, manufatti di un determinato paese straniero), offrendo questi simboli ai cittadini “autoctoni”, depositari della cultura locale. I simboli culturali oltretutto sono ben diversi dalle persone. Un conto è mangiare (conoscere) le empanadillas colombiane, un conto è conoscere una persona colombiana e parlarci insieme e magari fare qualcosa insieme (come ad esempio cucinare insieme empanadillas). Fra una persona a cui è capitato di nascere in Colombia e una empanadilla la cui ricetta si utilizza prevalentemente in Colombia c’è parecchia differenza, e scambiare le empanadillas per persone significa limitare molto quello che assieme alle persone si potrebbe fare. Certo, c’è da dire che fra le due cose è molto più facile mangiare un empanadilla.

* Per Summer Drafts si è deciso quindi di lavorare insieme a persone, trasversalmente, senza fare delle culture nazionali un oggetto di discussione e di lavoro. È per questo che gli artisti hanno proposto di lavorare con elementi che vanno aldilà di una cultura particolare che si differenzia da un’altra, con elementi che vanno un po’ aldilà delle singole persone in quanto tali: ci si è occupati di abilità che si imparano a vicenda nella vita i tutti i giorni, di mancanze, di desideri, di storie da raccontare. Questi sono elementi che in qualche modo costituiscono una persona, ma che vanno sempre anche un po’ in direzioni diverse, che tagliano le singole persone trasversalmente. Forse per questo il Committee for Radical Diplomacy ha recapitato lettere a un destinatario che non sapeva chi fosse il mittente: la cosa mancante o richiesta andava così sempre un po’ in tante altre direzioni rispetto a quelli che sono i confini di una persona che conosciamo.

* Chiedere alle persone di pensare cosa manca, o di pensare a una sensazione che manca nella città o che manca a me, che mi manca, è un modo per invitare a pensare e formulare cosa si desidera, ma allo stesso tempo un modo per invitare a formulare una critica di quello che non c’è. Questo è un altro aspetto importante del progetto: molte attività sono state di tipo ludico, ma non solamente ludico, e lo scopo non era solo quello di passare un bel pomeriggio insieme, e già il modo in cui il bel pomeriggio si passava aveva qualcosa di più di un bel pomeriggio passato assieme o di una serata divertente. Da questo punto di vista Summer Drafts è stato non solo quella manciata di appuntamenti previsti e distribuiti durante quattro settimane.

* Durante la preparazione del progetto è emersa, parlando con gli artisti, le associazioni e le persone coinvolte, una sorta di tematica, di filo conduttore, quello degli “spazi informali”, intesi come spazi (e non luoghi) di aggregazione, modi di incontrarsi delle persone e di parlare e fare cose insieme. In questo senso, tutti gli incontri di cui si è composto Summer Drafts sono stati altrettanti spazi di aggregazione informale. L’antropologo Franco La Cecla, che ha aperto Summer Drafts con due importanti interventi, ha aiutato a rendere più concreta la proposta di lavorare con spazi informali, sottolineando e la restrizione sempre più drastica nelle città contemporanee della possibilità di utilizzare gli spazi urbani in modi non già sempre predeterminati, ma allo stesso tempo suggerendo moltissimi esempi di come poterlo fare (rivendicare le strade per le persone invece che per le macchine, mettere le sedie nei parcheggi, rivendicare il diritto di dormire in pubblico, organizzare una partita di cricket…).

* Spazi informali, apprendimento informale, il termine “informale” è apparso molte volte durante Summer Drafts. In qualche modo informale si oppone a regolamentato, ma informale non va inteso come qualcosa di senza forma, quanto piuttosto qualcosa che ha una forma instabile e incompleta, non rigida, predeterminata, e determinabile. In questo senso le proposte degli artisti sono state “informali”, e gli incontri di Summer Drafts hanno costituito altrettanti spazi informali.

* Questa spiegazione del termine “informale” rimanda al titolo del progetto: “drafts” significa, tra le altre cose, abbozzo, e ciò che è stato fatto assieme agli artisti sono proprio degli abbozzi, o ancor meglio degli esempi-abbozzi, o degli abbozzi di esempi, degli abbozzi di modelli. I summer drafts del progetto sono quindi esempi, o modelli, nel senso che possono essere ripetuti, e sono abbozzi nel senso che non sono esempi o modelli rigidi, da ripetere tali e quali: sono esempi instabili, che sono nati come proposte e si sono costituiti con il lavoro degli artisti assieme ai partecipanti. Sin dall’inizio, anche per gli artisti, era importante pensare a Summer Drafts come all’inizio di qualcosa, come a una serie di sperimentazioni che sarebbero poi potute servire perché i partecipanti potessero farci qualcosa. Si potrebbe parlare di nuovo di apprendimento informale: l’esperienza di questi incontri ha insegnato qualcosa, sia agli artisti, sia ai partecipanti, sia agli organizzatori. Si tratterebbe ora di continuare a mettere a frutto questo insegnamento, questa esperienza. L’apprendimento non è avvenuto attraverso libri o spiegazioni orali, ma attraverso il fare collettivo, fare cose insieme, in fondo questo è quello che è successo ogni volta: abbiamo fatto delle cose insieme, collettivamente.

* Finora abbiamo fatto delle cose insieme, ora bisognerebbe forse anche capire, per continuare a farle, cosa abbiamo fatto, tratteggiare anche a parole questi abbozzi che abbiamo sperimentato insieme, così da poterli riutilizzare in quanto abbozzi.

* Artisti, organizzatori, partecipanti, queste categorie in queste quattro settimane tendevano sempre a confondersi, e anche in questo senso è avvenuto qualcosa di trasversale: l’organizzatore faceva anche un po’ l’artista e il partecipante, il partecipante l’artista e l’organizzatore, l’artista l’organizzatore e il partecipante… e in questa fase del progetto, in questa fase post-progetto, i ruoli devono continuare a mescolarsi.

* Abbiamo fatto delle cose insieme, la collettività del fare è stata molto importante. Non artisti da una parte e pubblico dall’altra, ma delle persone che fanno insieme delle cose dove i rispettivi ruoli iniziano ad attraversarsi. Questo progetto era stato pensato inizialmente come una “Summer School” tra virgolette, con una serie di artisti che avrebbero proposto delle attività a un gruppo di partecipanti, sempre lo stesso, un gruppo formato in precedenza. Non siamo riusciti a formare un gruppo di partecipanti prima dell’inizio del progetto. In un certo senso in queste quattro settimane non si è formato un gruppo, ma piuttosto un abbozzo di gruppo, e in questo abbozzo stanno anche gli artisti e gli organizzatori come parte di un gruppo abbozzato. Questo è interessante: forse non c’è bisogno di un gruppo per fare le cose insieme, collettivamente. Non c’è bisogno di un gruppo a iscrizione, dai confini e dal numero più o meno definito. Molte persone sono arrivate e ripartite, poche hanno partecipato a tutti gli incontri dall’inizio alla fine, alcuni partivano, altra gente veniva coinvolta, altri ritorneranno. E allora anche questo abbozzo di gruppo potrebbe essere preso come un (abbozzo di) esempio. Il gruppo-abbozzo continua a costituirsi, senza rafforzarsi e concentrarsi, ma proprio nell’intento di guardare un po’ più in là, un po’ più al di fuori, di coinvolgere altre persone che magari, si penserebbe, non c’entrano niente. Siamo partiti con l’idea di coinvolgere in questo progetto associazioni interculturali che lavorano a Bolzano. Si potrebbe andare avanti a farlo, coinvolgendo ad esempio anche altre associazioni. Come ha detto una volta Isabel sarebbe importante coinvolgere persone che non fanno già parte del “mondo dell’intercultura”. Si potrebbe coinvolgere chi avresti sempre voluto coinvolgere in qualcosa, anche senza pensarlo molto chiaramente, potrebbe essere l’occasione, così è stato per me mentre organizzavo il progetto. Ho vissuto metà della mia vita a Bolzano, ed è solo in questi due ultimi mesi che ho conosciuto persone che da sempre desideravo o non pensavo neppure di desiderare di conoscere. E non solo le ho conosciute ma abbiamo anche fatto delle cose insieme. E poi, come ha detto Daniele, quello che ha fatto questo progetto è stato utilizzare un gran numero di risorse che sono sul territorio, anche le meno probabili, quelle alle quali magari non si penserebbe mai in un primo momento.

* Collettività non si intende qui come insieme di persone, 1 + 1 + 1 + 1 + 1 = 5. Non si tratta di una collettività di individui, ma di qualcosa che li attraversa. Il Committee for Radical Diplomacy ha chiesto a diverse persone di pensare a cosa manca, alle stesse persone arrivava qualcosa mancante a un altra persona. Si è partiti così dalle singole persone: a me, personalmente, manca questo. Ma si è passati subito dalla persona a alla coppia, anzi a una doppia coppia: la lettera di ogni persona veniva spedita a qualcun altro, e la stessa persona riceveva una lettera da un altro ancora, senza conoscere l’identità di mittenti e riceventi. Il giorno del workshop poi si è passati dalle coppie a un fare collettivo: si rispondeva alla persona, ma spesso coinvolgendo tutti gli altri (esempio della prima sigaretta).

* Forse la parola “arte” come la conosciamo centra poco con quello che abbiamo fatto. Alcune persone hanno detto che sembrava piuttosto qualcosa come la vita, come vivere. Abbiamo fatto qualcosa collettivamente, ma non abbiamo fatto arte, non abbiamo fatto dei prodotti artistici. La parola “vita” forse è comunque ancor più carica e saturata. Sicuramente è emersa la creatività delle persone durante questi esperimenti di fare collettivo, ma lo scopo non era quella di dimostrare che in fondo siamo tutti creativi. Non si potrebbe poi dire che gli artisti di Summer Drafts hanno creato prodotti artistici, o che fosse questo il loro scopo, per Amy Plant ad esempio lo scopo non era quello di fare un video, quanto quello di provocare qualcosa tra le persone. Fra le altre cose che sono state proposte per continuare a fare qualcosa insieme dopo la fine (provvisoria) di Summer Drafts, è stata fatta questa proposta: visto che tra i partecipanti ci sono molte persone creative, che non usano la creatività professionalmente ma sanno cantare piuttosto che ballare, scrivere poesie, recitare, perché non fare un progetto per utilizzare tutte queste capacità? Risponderei con la bellissima storia che Nino ha raccontato durante il workshop sull’informal learning: quando Nino lavorava per i boy scout c’era un sistema di conferimento di titoli per il quale a chi sapeva cantar bene veniva assegnata una targhetta “cantante” da sistemare sulla manica della camicia, a chi recitava bene la scritta “attore” e così via. Ma al boy scout che sapeva recitare Nino dava il titolo solo se riusciva a insegnare a recitare a chi non lo sapeva fare. Questo mi sembra un modello molto più interessante: invece di rinsaldare un gruppo attorno a un manipolo di virtuosi specializzati, e magari invitare un pubblico di amanti dell’arte altrettanto specializzato, si potrebbe utilizzare le capacità di ognuno per fare qualcosa collettivamente, e, ancora una volta, in maniera trasversale rispetto alle identità personali (sono io e sono bravo a cantare), così che magari finiscono per cantare quelli che mai avrebbero pensato di poterlo fare.

* Io ritorno a Londra, gli artisti sono già ripartiti, Lungomare continuerà a lavorare notte giorno ai suoi progetti, restate quindi voi, ma che sia da Londra, Torino, o Lungomare, ci piacerebbe aiutarvi a portare avanti i progetti che vorrete realizzare, attraverso consigli e discussioni. Un suggerimento da subito è questo, visto che alcuni di voi fanno già parte di associazioni che hanno la fortuna di avere uno spazio, Latinoamerica y su gente e Donne Nissà sono due esempi, potreste pensare di utilizzare questi spazi se servono, e potreste pensare di utilizzare i nomi e l’esperienza di queste associazioni per chiedere finanziamenti, come ho fatto io con Lungomare. Se parliamo di spazi da utilizzare, ce ne sono poi altri che sono stati scritti e proposti durante “Ci mancherebbe altro”, uno dei quali è il centro ex-Gorio, che è un esempio di spazio che forse non verrebbe in mente subito a tutti, ma si tratta anche qui di essere “creativi” nel pensare a utilizzare in modi diversi gli spazi che già ci sono, come suggeriva anche Franco La Cecla. Un’altra risorsa fantastica che Summer Drafts ha utilizzato è stato il programma Mi Tierra organizzato da Latinoamerica y su gente e ospitato da Radio Tandem, e Andreas e Isabel rinnovano la loro disponibilità a utilizzare il programma radio per parlare di progetti passati e futuri. E più in generale Radio Tandem potrebbe diventare una risorsa preziosa.

* Si è discusso poi della proposta partita da Valentina e Romina di organizzare un drive-in. Questa è stata, credo, la parte più interessante dell’incontro. L’idea iniziale è stata rivoltata e ribaltata in modi diversi, per poi tornare a chi per primo l’aveva pensata. Valentina e Romina hanno proposto il drive-in come cosa mancante, alla quale, durante “Ci mancherebbe altro”, hanno risposto Angelika e Daniele, suggerendo di organizzare un drive-in radiofonico coinvolgendo Radio Tandem. È stato discusso se fare il drive-in con le macchine o con le biciclette o altri mezzi di trasporto, se farlo in un luogo silenzioso e appartato per poter ascoltare meglio la radio o se approfittare di interruzioni sonore e rintocchi di campane come momenti nei quali le persone potrebbero iniziare a parlare un po’ tra di loro, è stato proposto di fare un drive-in itinerante, si è pensato di portare il giro le attrezzature della radio, si è pensato di telefonare in radio, si è pensato di utilizzare un audiolibro, oppure di fare un programma radio apposta, o ancora di registrare le voci e mandarle in onda. Si è cercata una tematica da affrontare ed è emersa la proposta di fare un drive-in di sogni, coi nostri sogni raccontati, sognati dormendo o anche da svegli. Alla fine è stato criticato il fatto che l’idea iniziale fosse stata fatta un po’ a pezzi, e che non si fosse giunti a una conclusione. Ma, aggiungo io ora, queste discussioni sono importanti, non si tratta di fare a pezzi un’idea ma di farla fermentare, per poi ricomporla insieme, ed è un lavoro questo che può pur richiedere un po’ più di dieci minuti. Almeno per Summer Drafts è così che sono andate le cose. Alla fine si è proposto di affidare ogni drive-in a persone diverse, iniziando da Valentina e Romina, che la prossima settimana incontreranno Antonio di Radio Tandem per raccontargli la proposta.